Room No. 304
By Zan
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Entrò nella stanza buia e si sedette alla piccola scrivania di
fronte alla finestra. Intorno a lui si ergeva un silenzio angosciante, infranto
solamente dallo scrosciare della pioggia sul vetro. Kyo vi appaggiò il palmo
della mano e sentì quella fredda superficie gelargli la mano. Quel vetro
sottile, leggermente appannato che separava quella stanza vuota, squallida e
inquietante dall'eterea dimensione esterna , in cui la furia di un temporale
estivo imperversava, rendendola straordinariamente più irreale di quel che gli
era sembrato.
Rimase, come ipnotizzato, a fissare il panorama che si
estendeva oltre quella finestra, unica porta di comunicazione tra il suo cuore e
la lontana dimensione del reale. Osservava la pioggia cadere e purificare il
terreno e le verdi foglie del ciliegio, giù nel cortile, piegarsi docilmente ai
goccioloni di pioggia. Quello scroscio continuo... Shhhhhhh... talmente irreale
da sembrare voler tramutare quell'attimo in un'eternità.
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"Ehi!" Die, entrò nello studio, facendo un cenno di saluto a
Kaoru, che gli rispose alzando leggermente una mano e sorridendogli.
"Dove
sono gli altri?" chiese.
"Totchi è andato a comprarsi qualcosa da bere e
Shin-chan... non so, credo sia andato in bagno..."
"Ad incipriarsi il naso?"
fece Die, sghignazzando.
"Dai-chan, smettila di prenderlo in giro... lo sai
che si arrabbia facilmente..."
"Ma dai, cos'ha da prendersela tanto? Lo sa
che scherzo!"
"Sì, va bhe, lasciamo perdere..." disse Kaoru, rassegnatosi
alla cocciutaggine di Die.
"E Tooru-chan, dov'è?"
"A casa sua... sta
partorendo..."
"Capisco..."
Die si avvicinò silenziosamente alla
finestra e si fermò a fissare la pioggia che cadeva fitta.
"Ehi, Dai-chan..."
sbottò d'improvviso Kaoru.
"Mh?"
"Pensi che Kyo se la sia presa per quella
storia?"
"Quale storia?"
"Dai, non ti ricordi? Quello che gli ha detto
Miya l'altro giorno..."
"Ah, quella... no, non credo... Kyo non è tipo da
prendersela per certe cose..."
"Credi?"
"Dai, Kao-chan, lavora di
cervello... stiamo parlando di Tooru! Yu-huuu!"
"Bhe, sì... forse hai ragione, mi sto
preoccupando per niente..."
"Ehi, Kao..."
"Sì?"
"Ce l'hai una
sigaretta?"
"Sorry, le ho appena finite!"
"Seee! Dicono tutti così!" disse
Die guardando l'amico con fare sospettoso.
"Non ci credi? Guarda..." e, detto
questo, Kaoru gli mostrò il pacchetto vuoto.
"Va bene, allora vuol dire che
la estorcerò a Totchi appena varcherà quella soglia!" disse scherzosamente, ed
entrambi, guardandosi negli occhi a vicenda, si misero a ridacchiare
silenziosamente.
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Dopo essersi fumato un paio di sigarette, finalmente Kyo decise
che forse era giunto il momento di mettersi al lavoro. Accese la lampada e, dopo
aver preso i suoi fogli e la sua penna, azionò il lettore CD per ascoltare la
base sulla quale avrebbe dovuto comporre le parole della nuova canzone.
Non
appena la musica ebbe inizio, chiuse gli occhi ed emise un respiro profondo.
Mentre quelle note graffianti fluivano nel suo cuore cominciò a delinearsi nella
sua mente una pallida, sfocata immagine. Una bianca camera d'ospedale, le
candide lenzuola di un letto in acciaio, l'odore insopportabile di disinfettante
e di medicine, il pallore giallognolo di un volto moribondo, il pianto
silenzioso di una donna al suo capezzale... angoscia, dolore, nostalgia,
lacrime, singhiozzi soffocati, sospiri... tutto questo prese improvvisamente
forma nel suo cuore, già abbastanza divorato dalla tristezza e dalla solitudine,
lasciandolo fluttuare in un'immagine surreale, in un corpo che non era il
suo, in uno spirito che non era reale, ma che avrebbe potuto esserlo... sì, che
avrebbe potuto esserlo... lo spirito di un uomo sconosciuto che, probabilmente,
in quel medesimo istante, stava vivendo davvero quella psichedelia, sul confine
sottile tra sogno e realtà.
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Appena Shinya rientrò, sul volto di Die si fece largo un
sorrisetto malizioso.
"Ehi, non te lo sei mica incipriato bene, eh!" disse
Die, prendendo in girò l'amico, e gli toccò scherzosamente il naso con un
dito.
"Che stai dicendo? Hai bevuto?" gli rispose Shinya, gettandogli uno
sguardo pieno d'odio.
"Dico, il naso... non te lo sei incipriato
bene!"
"Non mi sono incipriato il naso!" replicò Shinya con il fuoco negli
occhi, mentre Kaoru se ne restava seduto a strimpellare la chitarra assistendo
silenzioso alla scena.
"Dai, calmati! Stavo solo scherzando! Diglielo anche
tu, Kao, che stavo scherzando!"
"Ah, non chiamare in causa me adesso, io non
voglio entrarci nei vostri stupidi litigi!" disse Kaoru con un tono calmissimo,
mentre proseguiva nel suo passatempo.
"Uffa! Certo che anche tu, Shin-chan...
il senso dell'umorismo lo hai messo al posto dello zerbino,
eh?!"
"Baka!" sussurrò Shinya, sbuffando.
"Ma no, dai... ti sei
arrabbiato? No... su dai fatti abbracciare, sei così kawaii con questa
magliettina attillata!"
"Stai lontano da me! Non mi toccare!" gridò Shinya
istericamente, e corse a rifugiarsi dietro l'autorevole figura di Kaoru.
Die
lo guardò sorpreso e allo stesso tempo un po' irritato.
"E da quando in qua
corri a rifugiarti da Kao-chan, eh Shinya?"
Kaoru sbuffò, ma continuò
pazientemente a far finta di nulla.
"Tsk! Questa è bella! Però poi non
venirmi a cercare quando vuoi sc..."
L'entrata in scena del dolcissimo
Toshiya, con una lattina fra le mani, troncò in pieno ciò che Die stava per
dire.
"Ehilà!" li salutò, ma sentendosi addosso gli sguardi infuocati di
Shinya e Die e quello di Kaoru, sorpreso e felice allo stesso tempo per il fatto
di non dover più essere l'unico ad assistere a quella scena carica di stupide e
insensate gelosie, un po' imbarazzato chiese: "Ehm... mi sono perso
qualcosa?"
"Solo una scenata di gelosia... non preoccuparti!" rispose Kaoru
sorridendogli, quasi come se fosse un avvenimento all'ordine del giorno.
"Oh,
bhe... capisco..." fece Toshiya, prendendo un sorso dalla sua lattina.
"Ah,
Totchi... giusto te... ce l'hai una sigaretta?" intervenne allora Die,
abbandonando momentaneamente i propri rancori e cercando di cambiare
discorso.
"Sì, nella custodia..."
"Arigatou!" disse Die, e si
diresse subito verso l'angolino in cui Toshiya aveva posato il suo prezioso
strumento.
"Die, sei davvero ammirevole quando si tratta di cambiare discorso
all'improvviso..." ridacchiò Kaoru, visibilmente schierato dalla parte di
Shinya.
"Che ci vuoi fare? Dopotutto io sono un rocker...".
Detto questo, prese la sigaretta tanto agognata
e si allontanò dalla stanza, in cerca di un posto dove fumare in tutta
tranquillità.
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Si lasciò trascinare per quei pochi minuti da quelle note
angoscianti e da quelle improprie emozioni, cercando di non evitare il senso di
turbamento che queste gli procuravano, lasciandosi cullare a pieno da
esse.
Terminata la musica, Kyo splancò lentamente gli occhi, perché in tal
modo credeva di doverli riabituare alla scura luce della realtà che lo
circondava e, prendendo la penna tra le dita, iniziò a sporcare di inchiostro
quel foglio bianco che si stendeva innanzi a lui con arroganza e
presunzione.
Dalla finestra, il ciliegio non cambia mai
si agita, si
agita, si agita, si agita e danza nel vento...
La mia mente si farà più
debole ancora oggi
chi sei tu? Non ricordo niente...
Tieni la mia mano
con molta forza,
delle lacrime sono state versate su questa mano che stai
stringendo
I tuoi occhi che non smettono di piangere mi hanno detto
qualcosa...
Per qualche ragione il tuo profumo mi rende così
nostalgico...
In questa stanza, da solo, perderò certamente la vita,
un
fiore che nessuno può trovare...
I fiori che si agitano rapidi sventolano
al vento,
e il vento soffia nella mia bianca camera per
pazienti
Quando il dolore riempiva i miei giorni,
tu abbracciavi il
mio magro e brutto corpo
Finalmente ricordo la persona più
importante...
Domani diverrò cenere e ritornerò alla polvere
Il ciliegio
che vedo dalla mia finestra... voglio dormire sotto quel ciliegio...
Mi
avvolgi caldamente con le tue braccia...
Nella stanza numero * sono
lentamente condotto via
come se non potessi dimenticarti...
Da allora
fluttuo nel vento insieme al ciliegio, ricordandoti...
Fluttuo e fluttuo
e
fluttuo e fluttuo e...
In men che non si dica il foglio bianco fu riempito di
kanjii e di cancellature varie e solo quando si rese conto di aver
terminato Kyo lasciò cadere la penna sulla scrivania e, chiudendo gli occhi,
immaginò nuovamente la scena di prima, aggiungendovi altri particolari,
alternandone alcuni fotogrammi alla dolce visione di un ciliegio in
fiore.
Rimase a sognare per alcuni istanti, poi, ridestatosi, scrisse sul
foglio l'ennesima riga, quella che avrebbe racchiuso il titolo della
canzone:
... Goushitsu, Hakushi no Sakura
A quel punto si alzò e si diresse verso il telefono, soddisfatto del proprio lavoro.
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"Mh, mi sa che Dai-chan se l'è presa..." sussurrò Toshiya, dopo
aver gettato nel cestino la sua lattina vuota.
Kaoru annuì, tirando
un'occhiata furtiva a Shinya, che dopo la fuga di Die si era rintanato vicino
alla finestra a guardare la pioggia cadere.
"Eh, sì... mi sa proprio..."
ripeté Toshiya, cercando di far smuovere Shinya, invano.
"Dai, Totchi,
lascialo stare... conoscendolo, si starà già colpevolizzando abbastanza da
solo..."
"Mh..."
D'un tratto lo squillo di un telefono squarciò il
silenzio che dimorava nella stanza e Kaoru si alzò laconicamente per andarvi a
rispondere.
"Pronto?"
"..."
"Ah, sei tu Kyo...
allora?"
"..."
"Cosa? Hai già finito?! Caspita, sei stato un
fulmine!"
"..."
"Come sarebbe ti sei incastrato sul
titolo?!"
"..."
"Devo dirti un numero? Uno qualsiasi?"
"..."
"Ma a
che ti serve?
"..."
"Mah, va bhe... facciamo 304..."
"..."
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Kyo, riprese la penna tra le mani e aggiunse qualcosa affianco a ciò che aveva scritto precedentemente.
304 Goushitsu, Hakushi no Sakura
+ + +
"Pronto, Kyo? Kyo! Sei ancora in linea? Yu-huuu! Bah! Che tipo... mi ha riattaccato!
FINE