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By FeFFe
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Attenzione: i contenuti di questa fanfiction sono
esplicitamente yaoi, quindi se certe cose ti disgustano sei invitato a non
leggerla.
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Questa fic è una AU: cioè ambientata in un universo alternativo. Basato sul PV di [KR]Cube (dei Diru ovviamente).
In questa terra del niente, io possiedo il comando del traffico di droga e di carne, la mia potenza è illimitata.
Eppure tra tutti non credevo che proprio tu avessi il coraggio di farlo.
La tua mano è immobile mentre tieni premuta contro la mia fronte questa fredda pistola.
Sparami.
Lo farai vero?
Un mese prima.
Le sue mani scorrono veloci lungo il mio corpo.
Non vedo nemmeno il suo volto.
La sua pelle strusciando contro la mia si arroventa.
E’ una sensazione piacevole, la sua risata contro il mio orecchio.
Finché non giunge la mattina.
Non ricordavo nemmeno la presenza di questa donna che ieri sera mi gridava con enfasi e sensualità il suo amore.
A guardarla ora, è esattamente uguale a tutte le altre che lavorano nel mio locale.
Il trucco calato lungo il volto le fa assumere un aspetto ridicolo.
Ma l’unica persona veramente ridicola sono io.
Arriva la sera.
E’ stata una giornata tranquilla, tranne per il fatto che ho dovuto far fuori una famiglia intera.
Addirittura una bimba di tre anni.
Tremava mentre osservava la mamma stesa accanto a lei, ricoperta di sangue.
Mi ha stupito il fatto che conoscesse già il significato di morire.
Stringeva le mie gambe con le sue manine, chiedendomi pietà.
Che cosa bizzarra.
Le ho sparato immediatamente.
E’ stato così facile. Così immediato.
Il suo cervellino è andato a finire sul muro bianco, creando un contrasto perfetto.
Ho riso come al solito.
Io creo e tolgo, come un Dio.
Se il suo papà si fosse comportato in maniera onesta avrebbe continuato a vivere la sua vita agiata.
E’ questo che faccio, gli spacciatori e le puttane che vivevano di stenti, grazie a me possiedono una casa e una vita piacevole.
Esatto, grazie a me.
Niente sensi di colpa.
Il mio cuore ne uscirà incontaminato ancora una volta.
Allora perché tentenno?
Non posso compromettere tutto quel che dopo molta fatica sono riuscito ad accumulare.
Il mio locale, il mio giro di armi e droga sono le uniche cose di cui devo davvero interessarmi.
Perché ho chiesto al mio autista di fermarsi di fronte a questa chiesa?
Apro la portiera della mia limousine nera, il cappotto anch’esso nero striscia quasi a terra mentre mi getto fuori, sotto una pioggia incessante.
Ad ogni gradino che salgo il peso che avvolge il mio cuore sembra svanire. Perché mi sento così?
Schiudo l’ampio e pesante portone in legno.
Giunge un profumo di incenso quasi detestabile.
Mi blocco nella navata, senza nemmeno compiere il segno della croce.
Dopotutto non ho mai creduto in Dio.
Dunque perché mi trovo qui?
“Cerchi qualcuno?” Mi volto di scatto.
C’è una suora davanti ai miei occhi.
Il segno dell’età si fa sentire lungo il suo volto rugoso.
Sorride mestamente. Perché mi guarda in quel modo?
Ha già capito i miei peccati?
Solo ora mi accorgo di quello che realmente sto cercando di compiere.
Sono impazzito.
Butterei tutto al vento solo per avere un posto, nemmeno sicuro, in Paradiso?
No grazie.
Scuoto la testa, sul volto un ghigno di sfida, mentre mi chiudo la porta alle spalle.
Sicuro di non rientrare mai più in questo posto.
Arrivo al locale.
Si inchinano al mio passaggio.
Che cosa stupefacente.
Non si accorgono che io dono loro solamente una morte più sbrigativa?
Nei modi più immorali possibili, tutte queste persone traggono piacere in questo luogo.
Anche ciò può ritenersi piacevole.
Mi avvio verso una stanza a caso, deciso solo a dimenticare le vicende di oggi.
Mi bloccano immediatamente.
I miei cagnolini hanno bisogno del loro padrone per risolvere una questione urgente.
Ci dirigiamo quindi verso il ballatoio.
E’ lì che solitamente ci si occupa dei traditori.
Ed è proprio qui che ti vidi la prima volta.
Cercavi di liberarti dalla presa stretta di uno dei miei uomini.
Ti avevano picchiato.
Il tuo volto era coperto di tagli, e dalla tua bocca colava del sangue.
Eri così dannatamente bello, mentre continuavi a guardarmi con astio.
“Allora Kyo? Che ne facciamo di lui?” E’ Toshiya a parlare.
Pone la sua mano bianca a sorreggere il tuo mento, che a causa dei tanti colpi subiti oscilla chino.
Lo vedo portarsi la lingua a sfiorare leggera le labbra.
Sicuramente ti trova squisito.
Questa vista mi infastidisce.
Infatti sposto immediatamente la sua mano schiaffeggiandola duramente.
“Da quando non vengo più chiamato ‘capo’ qui dentro?”
Lo squadro da capo a piedi, con l’aria di uno che prova solamente disgusto per chi si trova di fronte.
Ed effettivamente è così.
Totchi è solo uno dei miei tanti amanti.
Ma non per questo può permettersi di chiamarmi per nome.
Ora la sua presenza mi urta più che mai.
Ma sembra che capisca subito.
Abbassa il capo, mentre piano iniziano delle scuse sommesse, le sue come anche quelle di tutta questa gentaglia.
“Capo, l’abbiamo trovato mentre pestava a sangue uno dei nostri.”
Esce da un angolo buio un poveraccio malconcio, sicuramente quello di cui stanno parlando.
Non so nemmeno chi sia.
“Senz’altro farà parte di un’altra banda.” E’ ancora Toshiya.
“E quindi? Che se la sbrighino fra loro, no?” Gesticolo un no con la mano, con fare annoiato.
“Uh...ma che ‘capo’ in gamba che avete...” Il tuo tono è ironico, mentre sputi del sangue sulle mie scarpe.
Abbasso la testa, spostandola verso sinistra, mentre sorrido divertito.
Fin da allora, ti ho rispettato.
Ma non potevo lasciarlo trapelare.
Afferro i tuoi capelli, mentre con l’altra mano ti colpisco il volto.
Un fiotto di sangue ti esce dalle labbra, ma nemmeno gemi di dolore.
Lascio la presa, e tu finisci a terra.
Sei inginocchiato di fronte a me, i tuoi polsi sono legati tra loro.
E’ quasi eccitante tutto questo.
Avvicino la mia scarpa sporca alla tua bocca.
“Pulisci.” Il tono è atono. Solo un sorriso di scherno a far capire che sto gioendo da pazzi.
Inizialmente alzi il volto verso il mio, solo per un secondo sei turbato, ma poi sorridi anche tu, socchiudendo gli occhi.
Tiri fuori la lingua e mentre ancora fissi i nostri sguardi inizi il tuo lavoro, con una sensualità che mi fa delirare.
Finito il tutto ti lecchi le labbra lentamente, continuando a sorridere.
Ora mi osservi, sicuro di te stesso.
“Allora capo...” dando più spessore a quest’ultima parola “...ti và bene così?”
Hai un ghigno evidente sul volto.
“Capo, questo non ha capito qual è la tua potenza.”
Scoppio a ridere, verso quell’idiota di uno scimmione che ha pronunciato questa assurdità.
Seguito da una risata generale, che gli altri mi assecondano.
Solo tu sei rimasto in silenzio, ai miei piedi.
“Alzati.” Pronuncio con tono duro, nessuna traccia di sorrisi sulle labbra.
Ci metti un po’ a sollevarti, il sangue ora esce anche da una ferita sulla fronte.
Ti protendi in tutta la tua altezza, che è considerevolmente più della mia.
“Qual’è il tuo nome?” Ti esamino, mentre sposto una ciocca sporca di sangue dai tuoi occhi.
“Ahi..ahi, capo mi fai male così.” Ti mordi il labbro inferiore arricciando un po’ il naso. “Comunque il mio nome è Daisuke.”
I miei occhi si perdono nuovamente nei tuoi.
Provo quasi una sensazione di inferiorità nei tuoi confronti.
“Allora Daisuke, vattene finché rimango di buon’umore.”
Mi costa un enorme fatica pronunciare questa frase.
Tutti i miei uomini esclamano qualcosa, protestando rumorosamente.
Anche tu sei meravigliato, ma poi sorridi chiudendo gli occhi (sembri quasi dispiaciuto).
Mi ringrazi con un cenno del capo e te ne vai.
Sento una fitta allo stomaco, quando vedo sparire quei tuoi capelli rossi nelle ombre della strada.
Meglio così.
Toshiya mi si attacca subito sottobraccio entrando nel locale.
Appena arriviamo alla nostra sala riservata, mi sbatte su un divano, buttandosi sopra il mio corpo, cominciando a spogliarmi velocemente.
Inizia a baciarmi violentemente, passando poi a succhiarmi i lobi delle orecchie.
Io non mi muovo, sono completamente stanco della gelosia esagerata di Toshiya, e al solito lo lascio agire come vuole.
Infastidito da questo mio comportamento disinteressato, avventa le mie labbra con ferocia.
“Con chi hai passato questa notte? Come mai non mi cerchi più?” Affanna sulla mia bocca parole che nemmeno ascolto.
Gli accarezzo il volto, sorridendo come si sorride al proprio gattino voglioso di coccole.
“Mi ami Toshiya? Faresti di tutto per me, vero?” Sorrido appena, non guardandolo nemmeno negli occhi.
Si blocca, le sue mani sono sopra il mio petto ora, che non è assolutamente scosso dalle attenzioni che riceve.
“Certo.” Mi osserva distratto. Vuole solo iniziare il suo gioco il più velocemente possibile.
Afferro i suoi fianchi sottili.
“Allora togliti.” Replico con il tono più duro che possiedo, mentre lo sposto da me.
Lui mi osserva amareggiato. Non mi interessa.
Scosto la tenda che separa quest’ambiente dal resto del locale.
Mi reco fuori, in strada.
L’aria che mi sferza i capelli è gelida.
Cerco di accendermi una sigaretta, quando sento afferrarmi le spalle.
Immediatamente tiro fuori la pistola, puntando alla testa del povero disgraziato che ha tentato di assalirmi.
Sento una risata.
E la riconosco immediatamente, nonostante non l’abbia praticamente mai sentita.
Ti trovi di fronte a me, ancora coperto di sangue e ferite.
Alzi le mani in segno di resa, mentre cerchi di non scoppiare a ridere.
“Avrei potuto spararti.” Mi sfugge un sospiro allarmato, che causa un mare di risate nei miei confronti.
“Ridi come un mocciosetto.” Dico mentre ti osservo piegarti a metà continuando a ridere.
“Volevo rivederti.” All’improvviso ridiventi serio.
Ti avvicini a me, appoggiandomi una mano sulla guancia.
“Sei ghiacciato.” Faccio caso solo ora ai vestiti leggeri che indossi.
“Beh... ho dovuto aspettare qualcuno al freddo per tutto questo tempo.”
Mi rubi la sigaretta dalle labbra, mentre borbotti qualcosa contro la mia scarsa sensibilità.
“Allontaniamoci da qui.” Mi accorgo adesso che parecchia gente sta uscendo dal pub, e farmi trovare con te metterebbe in dubbio la mia reputazione.
Mi segui senza discutere, ma al primo vicolo che incrociamo mi trascini per un braccio facendomi sbattere contro il muro.
Se tu fossi una persona normale saresti già morta.
“Capisci...? Proprio te, volevo rivedere...” Cominci a sbottonarmi la camicia, scansando il cappotto nero sopra ad essa.
Mi baci il petto soffermandoti a leccare prima un capezzolo e poi l’altro.
Non è come essere toccato da una persona qualunque, tra le tue braccia riesco finalmente a provare qualche emozione, anche solamente di tipo fisico.
Quando arrivi all’altezza dell’ombellico, comincio a gemere anche io.
Mi slacci completamente i pantaloni che si arrotolano attorno alle mie ginocchia.
Inizi ad ondeggiare il tuo bacino verso il mio, sempre più velocemente e con più insistenza.
Ormai ci siamo arresi a questa danza macabra.
Ti vorrei dentro di me il più in fretta possibile, ma hai preso gusto a torturarmi.
Ti riappropri della mia bocca, in un bacio da togliere il fiato, caratterizzato dal sapore acre del tuo sangue, mentre con la mano vai a stuzzicare il mio sesso eretto.
Lasci le mie labbra per occuparti completamente del mio piacere.
Vengo in fretta.
Ora alzi le mie gambe, mentre entri completamente in me.
Merda.
Stringo i denti, non voglio assolutamente lasciarmi scappare qualche ansito di dolore.
Ma lo capisci comunque, cominciando ad accarezzarmi i capelli e ricoprendomi di piccoli baci lungo il volto.
Quando finalmente sono pronto alla tua intrusione, con impeto entri ed esci da me.
L’orgasmo arriva rapidamente.
Lasci le mie spalle, che avevi stretto fino ad allora, ed ansimando ancora, mi poni un ultimo bacio a fior di labbra.
“Se ti volessi rivedere?” Ti asciughi le labbra, ancora sporche del mio seme.
Non ti rispondo, mi limito a riallacciarmi la camicia per poi passare ai pantaloni.
“Non credo.” La mia voce è fredda.
“Cos’è non ti ho soddisfatto?” Urli infuriato, gettandomi nuovamente contro il muro, che colpisci con un pugno prima di andartene, scomparendo un’altra volta.
Ritorno al locale.
Sporco del tuo sangue del tuo sperma e delle emozioni che mi hai fatto provare.
Ma nessuno nota qualcosa di diverso.
O meglio, se qualcuno commentasse alcunché spero sia cosciente del fatto che questa sarà la sua ultima serata.
“Sono stanco.” Pronuncio a qualcuno, nemmeno lo osservo.
Basta che mi riaccompagni a casa il più in fretta possibile.
Ci dirigiamo verso la macchina.
Qualcuno mi stringe un braccio.
Conosco perfettamente queste mani affusolate di chi appartengono.
“Vuoi che venga con te?” Il tono di Toshiya è quasi una supplica, a cui non posso dir di no.
“Sali.” Cerca di nascondere un sorriso, mentre dopo di me entra nella berlina.
Almeno non avrò tempo di pensare a te.
Mi risveglio abbracciato a Totchi.
Lui è già sveglio e mi sta osservando, mentre sorride felice.
Mi tiro a sedere, distaccandomi dal suo abbraccio.
“Ti stavo guardando... sei carino mentre dormi.” Comincia a ridere. La sua risata è deliziosa, come lo è anche la sua presenza qui.
Infatti non capisco davvero come faccia a venire dietro ad uno stronzo come me.
Il mio problema è che non riesco ad accontentarmi di nulla.
Sono sicuro che se ora al mio fianco avessi te le cose non cambierebbero poi molto.
“A che pensi?” Prende la mia mano, intrecciandola con la sua.
Non è vero. Se tu fossi qui ora, le cose sarebbero molto diverse.
“Ad un altro uomo.” Lascio le sue dita, alzandomi dal letto, mentre sussurra tra i denti delle frasi poco carine riferite a me.
“Vado a farmi una doccia.” Sbatto la porta alle mie spalle.
Questa notte non è stato come con te.
Perché ti ho detto di no?!
Comincio a graffiarmi il petto, come al solito quando qualcosa non va.
E di cose che non funzionano ce ne sono a miriadi.
Sono un maledetto idiota.
Ora non ritornerai mai più da me.
Sento le lacrime scendermi dagli occhi.
Che idiozia. Nemmeno ti conosco.
Che sia stato vittima di un colpo di fulmine, come accade alle ragazzine?
Tiro un colpo violento al mio petto, proprio all’altezza del cuore.
Sento le braccia di Toshimasa stringermi forte, mi ha raggiunto nella vasca.
Nemmeno me ne ero reso conto.
“Basta Kyo.” Blocca il mio pugno prima che colpisca ancora.
“Questo ‘altro uomo’ ti ha fatto soffrire, eh?” Prende lo shampoo iniziando a massaggiarmi i capelli.
Più che altro, sono io che sono un masochista completo. E’ solo con me stesso che sono arrabbiato.
“Uhm...” Perché dovrei dirgli quello che realmente provo? Continuerò a comportarmi da vittima.
E’ ciò che mi riesce meglio.
“Ti capisco.” Mi osserva di sguincio, afferro benissimo che si riferisce a me.
Mi sciacqua i capelli e passa a lavarmi la schiena.
“Pensavo...” si blocca tornando a guardarmi “siccome è una così bella giornata, perché non usciamo?”
“Dove vorresti andare?” Lo guardo svogliato, mentre alzo un sopracciglio poco convinto.
“Ehm... no non importa.” Scuote il capo, prima di posare gli occhi verso il fondo della vasca.
“E và bene... accompagnami da Shinya.” Mi osserva allibito.
Sicuramente si starà chiedendo perché devo incontrare proprio lui.
Ma alla fine non mi pone nessuna domanda, annuendo con il capo.
Entriamo in questa casa, dai toni così caldi.
C’è una cagnetta fastidiosa che continua a saltellarmi intorno.
“Miyu, ferma.” Il padrone di casa, prende in braccio questo sgorbio e ci fa accomodare.
Mi guardo un po’ intorno, più che la casa di un ragazzo, sembra quella di una nonnina per quanto è graziosa.
Effettivamente coincide perfettamente con il suo possessore.
Faccio un segno a Toshiya di non seguirci, e noi entriamo in una stanza piuttosto attigua, composta solo da una scrivania e due divanetti paralleli.
Mi ci butto sopra.
Shinya invece si accomoda su una sedia di fronte a me.
“Bene... devi aiutarmi a trovare una persona.” E’ per questo che ho contattato proprio lui, per quanto non possa sembrare è una spia piuttosto in gamba, e soprattutto a dispetto degli altri è uno che sa tenere la bocca chiusa.
Fa un cenno con la testa, mentre continua ad accarezzare il cane che ha in braccio.
Praticamente fino ad ora non ha detto una parola.
Ma è sempre stato un tipo schivo.
“Ha i capelli rossi ed è piuttosto alto, almeno una ventina di centimetri più di me, e si chiama... Daisuke.” Mi sento un idiota completo.
Lui si accontenta della mia misera descrizione, appuntando tutto su un taccuino, ed alzando gli occhi solo quando sente il nome di Daisuke.
“Lo conosci?” Il cuore mi è arrivato praticamente in gola.
“Uhm... no, non credo.” Scuote il capo, e alzandosi dalla sedia apre la porta della stanza.
Praticamente mi sta cacciando. Lo ricordavo più educato.
“Fammi sapere qualcosa a questo numero.” Consegno a Shinya un pezzetto di carta, con su scritto uno dei miei tanti numeri di cellulare.
Guardo fuori.
Toshiya è lì ad attendermi.
“Fatto?” Sorride gentilmente.
“Sì. Torniamo al locale.” Non è molto contento delle mie parole.
Che altro poteva aspettarsi da me?
Sono passati solo cinque giorni da quando non ti ho più visto, eppure il mio malumore cronico è peggiorato spaventosamente.
Oggi ho fatto fuori uno dei miei uomini solo perché si era tinto i capelli di rosso.
Ho shockato tutti.
Forse sto diventando seriamente folle.
Presto anche Toshiya temerà di avvicinarsi a me.
Rimarrò completamente solo.
Ora che ci penso in questi anni oltre al potere, cos’altro sono riuscito ad accumulare?
Un mare di cadaveri stesi ai miei piedi.
Ma non posso più tirarmi indietro.
Me ne sono pentito già abbastanza.
Fortunatamente esistono dei modi sbrigativi per dimenticare tutto ciò che infastidisce l’animo.
La droga fa parte di questi.
Non che prima non ne avessi mai fatto uso, ma riuscivo a distogliere quel suo dolce e fatale influsso dal mio cervello.
Ora invece sono io a cercarlo.
Ormai sono caduto veramente in basso.
Ma nonostante questo Toshiya è ancora al mio fianco.
Perché non rivolgo le mie attenzioni su di lui?
Qualcuno mi sta chiamando, ma ho la mente talmente annebbiata che nemmeno rispondo, finché non mi dicono che qualcuno dai capelli rossi mi attende all’uscita del locale.
Spalanco gli occhi, la confusione che prima avevo in testa si è completamente dissolta.
Perché il mio cuore batte così velocemente?
Corro fuori, sta nevicando.
E tu sei lì ad aspettarmi.
Sei completamente diverso da quando ti vidi la prima volta.
Indossi una soprabito nero, con sotto un paio di jeans sdruciti.
Sembri un modello.
Credo che rimango a fissarti per un po’.
La testa mi gira pericolosamente.
Solo dopo faccio caso che non sei solo, c’è qualcuno lì dietro.
“Shinya mi ha detto che mi cercavi.” Il tuo tono è duro.
Allora vi conoscevate davvero.
Una fitta al cuore mi fa arrancare verso il muro.
“Che hai?” La tua voce ha cambiato intensità, sembri preoccupato quando ti avvicini a me.
Afferro la tua giacca, inspirando il tuo profumo.
Sono diventato così debole a causa tua.
Credo che ho cominciato ripetutamente a piagnucolare uno “scusa”.
Non riesco a capire nulla.
Poi mi abbracci anche tu.
E’ possibile che due persone siano destinate in questo modo?
“Puoi venire con me?” Me lo sussurri piano, mentre ancora mi sorreggi.
“Sì.”
Non un attimo di incertezza, mentre prendi la mia mano e ci dirigiamo verso la macchina parcheggiata sul ciglio della strada.
Solo ora riesco a vedere bene in volto l’uomo che ti accompagna.
La sua espressione è tesa, sicuramente mi ha riconosciuto, saprà della mia fama.
Ma in questo momento la cosa non mi sfiora assolutamente.
“Kaoru, portaci a casa.” Gli dici prima di salire in macchina.
Non ho neanche il tempo di chiudermi la portiera alle spalle, che mi abbracci impaziente.
“Mi sei mancato.” Mi stringi con forza.
La tua voce è incrinata.
E’ bello sentire che la mia stessa impazienza nel rivederti sia anche la tua.
Cominci a baciarmi lentamente, continuando a sussurrarmi tenere parole all’orecchio.
Il tuo amico comincia a guardarci dallo specchietto retrovisore.
La sua espressione è fredda, quasi calcolatrice.
Mi provoca un immenso fastidio.
Ma non voglio fare caso ad altro che alla mancanza, finalmente, di quella fitta che mi opprimeva il petto.
Come quella che si prova quando si dimentica qualcosa di fondamentale a casa prima di partire.
Solo che moltiplicata per cento.
Con la tua presenza si è dissolta ogni insicurezza che stordiva il mio corpo.
Ora mi sento davvero completo.
La macchina frena bruscamente, interrompendo le tue attenzioni nei miei confronti.
Prima di scendere, osservo nuovamente gli occhi duri di questo ragazzo.
Sembra che mi odi.
Vorrei potergli dire qualcosa.
Ma da fuori mi chiami impaziente.
La neve caduta è diventata ghiaccio.
Ma non sento alcun freddo abbracciato a te, mentre saliamo le rampe di scale che ci separano dalla tua stanza.
Non pronunciamo una parola, ma credo non ce ne sia bisogno.
Abbiamo passato la notte insieme.
Non è stata come la precedente, questa volta ci siamo potuti assaporare fino in fondo.
Mi sveglio tra le tue braccia calde, il tuo respiro lento mi sfiora i capelli.
Per quanto sia banale, non credo di essere mai stato così felice prima.
E’ meraviglioso trovarsi qui.
Ti sento mugugnare qualcosa di completamente incomprensibile nel sonno.
Cominci a stirarti le braccia ed a sbadigliare rumorosamente, mentre ti strusci a me.
“Buongiorno.” Hai ancora la bocca impastata.
“Magari riesco a farcela per il secondo round.” Ridacchi divertito, ed intanto con la bocca mi depositi una scia di baci lungo il collo.
“Lascia perdere, stasera ti sarai completamente esaurito.” Esclamo ironico voltandomi dalla parte opposta alla tua, dandoti le spalle.
“Cosa?” Urli quasi, mentre cominci a piagnucolare che la tua virilità è stata messa in dubbio da me.
Non mi sono mai comportato con nessuno in questo modo.
Non lo ritenevo il caso.
Mentre con te è come se fosse una naturale parte del mio carattere, mai scoperta fino ad ora.
Continuiamo a farci le coccole per un po’.
Proprio come una coppia di fidanzatini in erba.
Mi stringi così dolcemente, che nella mia testa si viene a creare l’assurda idea che il nostro sia vero amore, uno di quelli indistruttibili.
Come se io non fossi capo della mafia locale e tu non mi sia ostile.
“Non ti sembra che siamo come Romeo e Giulietta?”
Interrompi il nostro idillio con un’idiozia simile, scoppiando poi in una fragorosa risata, dovuta sicuramente allo sguardo minaccioso che ti ho lanciato.
“Uhm... quindi dovremmo morire entrambi.” Non ti pongo alcuna domanda.
La tua bocca è aperta, tenti di dire qualcosa, ma lasci cadere lì il discorso, alzandoti dal letto per dirigerti in bagno.
Ovviamente sono riuscito a rovinare tutto.
Ti raggiungo in bagno quasi subito.
Stai facendo la doccia, canticchiando parole sconclusionate con un’aria da bambino felice.
La cosa non ti ha scalfito più di tanto.
Non so se provare piacere o delusione.
Solo ora ti accorgi della mia presenza, sorridi gentilmente chiedendomi di entrare nella doccia con te.
Rimango sulla porta.
Sicuramente il mio sguardo ha assunto nuovamente un aspetto odioso, ma in realtà non è quello che vorrei trasmettere adesso.
La mia insicurezza sta di nuovo prendendo piede in me.
Che io sia tranquillo solo quando mi trovo tra le tue braccia?
Hai cominciato insistentemente a schizzarmi con l’acqua.
“Se il signor serioso si degnasse di rispondermi.”
Cerchi di sembrare offeso, incrociando le braccia e mettendo il broncio.
Ma hai assunto un aspetto così ridicolo che non posso fare a meno di ridere.
Esci dalla vasca disseminando acqua e schiuma ovunque.
Mi afferri all’altezza delle spalle, sussurrandomi un “Preso” così sensuale che mi procura dei brividi lungo la schiena.
Mi abbracci stretto, facendo aderire completamente il tuo corpo al mio.
“Ora non ti rimane altro che seguirmi nella vasca.” Mi prendi in braccio, impiastricciandomi con la schiuma che hai addosso e mi trascini nell’acqua con te.
“Non ti imponi neppure. Ormai sei in mio potere.” Ti lecchi le labbra prima di iniziare a mordicchiarmi il collo.
Forse sono davvero in tuo potere. Da sempre.
Ti lascio fare, anche quando mi posizioni sulle tue gambe.
“Che si può fare per questa voglia che ho di te?” E’ quasi una supplica quella che mi poni.
Non ti muovi ora e mi osservi con un espressione triste.
So perfettamente che è la stessa che si presenta sul mio volto.
Afferro la tua mano, intrecciando le dita con le mie.
Mi vergogno un poco, mentre mi sistemo meglio tra le tue gambe.
“Ti amo.” E’ praticamente un sussurro a testa bassa, la mia prima dichiarazione.
Sicuramente sei stupito (almeno quanto me), infatti non pronunci nulla, ma capisco benissimo che hai sul volto uno dei tuoi più bei sorrisi.
Cerchi di alzarmi il viso, ponendo sotto il mio mento la tua mano, ma il mio sguardo rimane comunque basso. Non ho assolutamente il coraggio di alzarlo.
Il fatto è piuttosto strano. Riesco ad uccidere uomini senza il minimo risentimento, ed ora non riesco a guardarti negli occhi.
Inizi a baciarmi il volto, provocando anche il mio corpo, che reagisce immediatamente ai tuoi stimoli.
“Ti amo anch’io.”
Entri in me.
Fa decisamente male, ma le lacrime che stanno scendendo dai miei occhi non sono dovute a quello.
Abbiamo trascorso nuovamente la notte assieme.
Ho spento il cellulare, che continuava a squillare insistente.
I miei uomini continuano a cercarmi.
Non voglio tornare mai più.
Capisco perfettamente che sia impossibile.
Quindi ti lascio nel letto, mentre ancora riposi.
Mi hai chiesto di rimanere assieme a te.
Questa è una proposta assurda. Tu rimarrai per sempre il mio amore. Ma la mia vita sarà composta d’altro.
Sto imponendo a me stesso questa soluzione, nonostante sappia perfettamente che non porterà altro che tristezza.
Ti bacio i capelli. Afferro il mio cappotto ed esco dalla stanza.
E mentre spero con tutte le mie forze che il tuo odio verso di me ti porti a non cercarmi, le lacrime cadono continue.
Le lascio scorrere.
Piango incessantemente lungo la strada che mi riporta verso il locale.
Ora il bambino sembro io.
Se qualcuno mi vedesse in queste condizioni cosa potrebbe pensare?
Non voglio perdere anche il mio contegno.
Il mio volto ruota quasi ad ogni passo, osservando quelli già compiuti.
Spero con tutto me stesso che tu mi rincorra portandomi via con te.
Non ho la forza per tornare indietro da solo.
Ma queste scene accadono solo nei più banali film.
Quando arrivo al locale, Toshiya è fuori, sta parlando con qualcuno.
Ho l’impressione di averlo già visto, ma gli occhi mi bruciano così tanto che non riesco a mettere a fuoco adeguatamente.
Appena mi vede il suo volto si illumina mentre mi corre incontro.
“Kyo.” E’ davvero felice di vedermi.
Non mi sforzo nemmeno di sorridere, lo scanso da davanti a me piuttosto bruscamente e mi avvio verso l’entrata.
E’ solo un flash, ma gli occhi astiosi dell’uomo che chiacchierava con Toshiya li ho già visti.
Ma me ne scordo subito.
E’ trascorsa una settimana.
E dopo solo due giorni mi sono abituato a dormire sul fianco destro per non darti le spalle.
Non ho portato più nessuno a casa.
Nemmeno Toshiya.
“Se potessi cambiare il corso delle cose, cosa ti sarebbe piaciuto diventare?” Il suono della tua risata è davvero bello da ascoltare.
“Uhm...un cantante!” Sono serio mentre mi pronuncio.
Scoppi ovviamente a ridere.
“Un cantante, è? Vuol dire che io dovrei essere assolutamente il tuo chitarrista.” Hai un sorriso a fior di labbra.
Mi abbracci.
Mi sveglio stretto al cuscino, su cui ci sono ancora i segni delle lacrime appena scese.
Almeno sono riuscito a dormire.
I giorni malgrado il loro andamento lento continuano a trascorrere.
Non sono riuscito a rimanere solo come avrei voluto.
Totchi è ancora al mio fianco.
Senza chiedermi alcuna spiegazione sul comportamento assurdo dei giorni passati, ha capito perfettamente quale ruolo occupa nella mia vita.
Ormai ci avviciniamo alla seconda settimana dalla nostra separazione.
A dirla così, sembra che abbiamo vissuto insieme chissà quale meravigliosa storia d’amore.
Io dopotutto la ritengo tale.
Sono stato invitato a partecipare ad una delle riunioni trimestrali che si svolgono tra la malavita della provincia.
E’ solo un modo per controllare i propri affari, senza essere ostacolati.
Che cosa pietosa.
A chi potrebbe mai venire in mente di organizzare una cosa del genere?
Purtroppo non posso rifiutare.
Devo mantenere al meglio i rapporti con gli altri territori.
Ho chiesto a Totchi di accompagnarmi.
Praticamente passiamo ormai l’intera giornata assieme.
Non riuscirà comunque a ricoprire quel vuoto che è rappresentato dalla tua mancanza.
Ma non voglio continuare ad essere solo a vita. E neppure far soffrire ulteriormente Toshiya.
L’albergo più lussuoso della capitale è stato affittato come raduno di questa feccia.
C’è gente che mi saluta con rispetto, e altra che nemmeno ho mai incontrato.
Il sorriso falso che ho stampato in faccia comincia ad infastidirmi.
Mi dirigo fuori, verso l’enorme terrazzo.
Toshiya cammina davanti a me, lo vedo irrigidirsi voltandosi verso la mia direzione.
Ha sul volto una strana espressione, che non riesco assolutamente ad intendere.
Ma poi oltre il corpo di Totchi vedo quello sottile di Shinya. Si è bloccato anche lui.
“Shi...” La voce mi si spezza quando vedo comparire anche te alle sue spalle.
Sul tuo volto c’è l’indifferenza più totale, mentre sorpassi Toshiya e me, seguito da Shinya.
Vorrei gridarti che potremmo tornare di nuovo insieme, che sarebbe tutto facile se noi lasciassimo la città.
Ma sarebbe solo un mare di bugie senza fondo.
Farebbero fuori entrambi. Senza il minimo scrupolo.
Mi viene da sorridere.
Credo che questo sia un vero addio.
Ma credevo realmente che tutto si fermasse a questo punto.
E’ da qualche giorno che vengono a crearsi incidenti tra i miei uomini e quelli della banda che vorrebbe impossessarsi delle nostre zone.
La cosa mi stuzzica, era da tempo che non avevo più lo motivazione di veder scorrere del sangue.
Ci troviamo in un magazzino abbandonato, sede del gruppo rivale.
Questo ammasso di grasso steso ai miei piedi che sta chiedendo la mia pietà dovrebbe essere il vice di questa banda di idioti.
Li abbiamo fatti fuori tutti, è stato anche fin troppo facile.
Le sue mani sudice sono unite, cercando di farmi provare compassione.
“Dov’è il tuo capo?” La mia pistola è ferma sulla sua tempia sudaticcia.
“Non lo so.” Il colpo è secco.
Sto tornando a casa a piedi.
La via che percorro è buia e fredda.
Dai tombini si innalzano fumi di bianco vapore dall’odore malsano.
Questa città sta davvero cadendo a pezzi.
Anche a causa mia.
Qualcuno da prima mi segue.
Conosco perfettamente l’andatura di questo passo.
Mi blocco, voltandomi verso la fonte di quel suono.
E tu sei dietro di me.
Mi punti la pistola all’altezza del cuore.
Sorridi tristemente, i tuoi occhi sono quasi socchiusi.
Non ho paura di morire.
Abbassi l’arma e con passo svelto ti avvicini a me.
Mi sfiori una guancia con un piccolo bacio.
“Stai pronto Kyo.” Bisbigli piano al mio orecchio prima di svoltare l’angolo della strada e scomparire.
Un mese dopo.
Questa notte non sono riuscito a prendere sonno.
Essere stato minacciato da te mi ha fatto decisamente male.
Tornerai, ed io non ti ostacolerò.
E’ sera quando mi dirigo verso il locale.
La musica alta mi rimbomba nella testa, già completamente offuscata dalla dose che mi sono appena fatto.
Mi stendo su un divano, la mano di qualcuno mi sfiora il petto.
Una donna vestita di rosso è sdraiata sul mio corpo.
Sono assorbito dal movimento delle persone in sala.
Non faccio caso a nulla.
Sei vestito completamente di nero quando ti avvicini con passo spedito verso di me.
Alzi la pistola e nessuno ti si oppone.
Sei riuscito a realizzare tutto in modo perfetto.
Ora sono tutti schierati con te.
Solo ora mi rendo conto della presenza di Shinya e Kaoru.
E come un flash mi si ripresentano in mente quegli occhi astiosi, gli stessi dell’uomo che parlava con Toshiya davanti al locale.
Ora capisco.
Sei riuscito a creare tutto nel migliore dei modi, hai eliminato facilmente i pochi che mi erano ancora fedeli.
Ed io non mi sono accorto di nulla.
Eppure tra tutti non credevo che proprio tu avessi il coraggio di farlo.
La tua mano è immobile mentre tieni premuta contro la mia fronte questa fredda pistola.
Sparami.
Lo farai vero?
Sento Toshiya urlare il mio nome.
Due colpi sono diretti a lui.
I suoi occhi, anche da morto sono fissi su di me.
L’unica colpa che ha avuto è stata quella di amarmi.
Scusami Toshiya.
E grazie.
Non riesco nemmeno a guardarti negli occhi a causa di quegli occhiali neri.
Spero con tutto il cuore che te li sia messi per nascondere le lacrime.
Ma sono certo che non ne verserai neanche una.
Due colpi sono indirizzati verso di me, ora.
“Addio mia Giulietta.” E’ un sussurro, mentre sul tuo volto si crea una smorfia.
Due colpi percepisco dopo i miei.
Il tuo nome gridato da qualcuno, ed un tonfo a terra.
Addio mio Romeo.
Ma ti prego continua a sorridere.
FINE
NOTA
E’ stato duro scrivere questo finale. Stavo ascoltando 24ka Cylinder quando l’ho terminata.
Spero vi sia piaciuta.
Grazie a Shinya per la pazienza e a Fra per averla letta.
A presto ^.^
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