Undecided

By FeFFe

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Attenzione: i contenuti di questa fanfiction sono esplicitamente yaoi, quindi se certe cose ti disgustano sei invitato a non leggerla.

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Siamo giunti alla fine del concerto come al solito senza intoppi, i ragazzi hanno dato il meglio di loro stessi e una volta nel camerino si divertono prendendosi in giro l’un l’altri.
Però io non sono adeguato all’allegria che aleggia nell’aria, per quanto sul viso ho stampato un sorriso divertito, in realtà voglio andarmene il più presto possibile, non mi và di continuare a fingere che vada tutto bene.
Ma il fatto è che non so davvero cosa c’è che non va.
Da un po’ di notti mi sveglio frastornato, con un peso sullo stomaco, sicuro di aver sognato qualcosa di angosciante, che però non torna a galla, inquietandomi dall’interno.
Ma ovviamente la mia bravura è tale che nessuno se ne è ancora accorto, nemmeno loro.
Però avrei desiderato la domanda affettuosa di qualcuno, chiunque, e magari mi sarei accontentato anche di una pacca sulla spalla ed un disinteressato ‘Come va?’.
E invece non è arrivato proprio nulla.

Mentre continuo a rimuginare a testa bassa, sento che qualcuno mi chiama.
E’ Kao e mi chiede se voglio unirmi alla loro sbornia-dopo-concerto abituale.
Non rispondo nemmeno, scuoto il capo in forma di diniego e me ne torno in camerino.
A chi va di bere con voi? Stronzi!
Questo è l’unico pensiero coerente che riesco a formulare (ed a tenermelo per me) dopo che mi sbatto duramente la porta alle spalle.

Poco dopo sento bussare con tocco leggero alla porta, e mentre ho un tonfo al cuore (non capendone assolutamente il motivo) apro leggermente l’entrata, facendo capolino con la testa, e quando scopro che è solo la nostra truccatrice rimango abbastanza deluso.
“Ehy Kyo-kun mi fai entrare?” Ridacchia divertita alla scena che ha assistito poco prima. Che palle. Ho dato spettacolo senza volerlo.
La faccio accedere senza scansarmi del tutto dall’ entrata della porta, da gran maleducato quale sono, e mentre aspetto che sia passata completamente, noto qualcuno in fondo alla sala appoggiato al muro, e capisco che si tratta di Daisuke.
Nemmeno mi guarda, l’idiota, è intento a fumarsi la sua sigaretta in tutta pace, che nemmeno si sarà chiesto se è tutto ok.
Lo fisso per un po’, sperando che si volti.
Ma non succede, quindi sconsolato torno nella stanza per farmi una doccia.
Quando esco dal bagno, avvolto da un banalissimo accappatoio bianco, la nostra truccatrice è ancora lì, tutta intenta a chiacchierare con Die.
Quindi era per lei che rimaneva lì fuori eh? Tsk!
Lei invece di parlare miagola, cercando in tutti i modi di attirare il più possibile l’attenzione del nostro chitarrista, così da poterci finire a letto.
Continua a dirgli che lui è sicuramente il più affascinante del gruppo e che il pubblico non aspettava altro che uno dei suoi assoli (cosciente che mi trovi praticamente a due passi da lei, la puttana).
Me ne frego! Sto per sbattere la porta per la seconda volta, quando la sua voce fintamente sdolcinata mi arriva alle orecchie.
“Oh Kyo-kun è terribile? Ma cosa ti sei fatto lì?” Con l’indice mi indica il petto, colmo di graffi e lividi, che come di consuetudine mi sono causato durante il concerto.
Odio le donne come lei e soprattutto odio il fatto che proprio lei se ne sia dovuta accorgere.
Ma forse il collo che adesso vorrei stritolare con tutte le mie forze è il mio. Come i bambini ho cercato un modo per attirare gli altri ad interessarsi a me, e quelle ferite erano là a confermarlo.
La osservo un po’ spiazzato, chiudendomi di scatto il panno di spugna addosso.
“Non è nulla, e poi è una cosa normale, no?” Sorrido scherzandoci un po’ sopra.
“Ma no, non dovresti fare certe cose.” La sua bocca ha preso la forma di una perfetta O, mentre gesticola frenetica, come se le interessasse davvero.
“Die, che facciamo?” E’ ancora lei a parlare, muovendo lo sguardo da Die a me, e continuandolo a fare per un paio di volte.
Già, Die che ci vuoi fare con una persona immorale come me?
Ovviamente non avrei mai il coraggio di dirglielo, mi limito solo ad alzare lo sguardo verso di lui e puntarglielo addosso con aria afflitta.
Se gli piacciono tanto le ochette mi comporterò anche io come loro, magari mi concederà un po’ della sua premura.
Ma il suo volto è contratto, serio, mentre mi osserva con aria severa.
Non so perché ma adesso mi sento quasi in colpa di essermi provocato quei tagli.
Non riuscendo più a sostenere il suo sguardo accusatorio, abbasso gli occhi verso la maniglia che ho intenzione di afferrare per chiudere questa maledettissima porta, ma la voce dell’oca arriva ancora una volta.
“Aspetta Kyo-kun lascia che ti curi quelle ferite!”
Che premura! Giuro che ti licenzio. Sorrido un pochino scuotendo il capo, giusto per darmi un tono.
“Ma no, Eiko-chan non preoccuparti... e ora scusate.” Sto finalmente per chiudere la porta, quando Die ci infila un piede di traverso, evitando i miei sforzi.
Tutto tranquillo entra nella stanza, avvicinandosi alle poltroncine e salutando con un ciao-ciao manuale Eiko.
“Non dovevi chiudere la porta?” Con un tono di attesa mi pone la domanda mentre continua ad espirare il fumo e iniziando a cercare qualcosa tra tutto quel casino generale.
Siccome mi da le spalle, non capisco cosa abbia trovato quando esclama un “Eccolo!”.
Tutto felice si volta verso di me e vedo che ha tra le mani una boccetta di tintura, sicuramente per disinfettarmi le ferite.
Lo guardo un po’ stupito, avvicinandomi a lui e cercando con uno scatto veloce di rubargli la boccetta, che poi tanto veloce non si dimostra poiché riesce ad evitarlo facilmente ed ad alzare il disinfettante, così che con la mia scarsa altezza non riesco ad arrivarci.
Mi poggia una mano sulla spalla, premendo un pochino, giusto per farmi desistere ad arrivare alla bottiglietta.
“Faccio io.” Lo pronuncia praticamente nelle mie orecchie, abbassandosi alla mia statura e andandosi poi ad avvicinare al divano presente nel nostro camerino, facendomi un gesto con la mano, con l’intenzione di farmi sedere accanto a lui.
Ma non ho voglia di cedere così facilmente, quindi afferro i miei vestiti e mi infilo in bagno, chiudendo la porta a chiave.
Mi appoggio a terra, sdraiandomi accanto al legno, cominciando ad aspettare. Non mi vesto nemmeno, non ne ho voglia, rimango lì seduto ad osservare il motivo floreale delle mattonelle davanti ai miei occhi, restando immobile per non so neanche quanto tempo.
Credo di essermi appisolato, quando sento da fuori battere dei colpi violenti sulla porta.
Il mio nome ripetuto un paio di volte mi giunge alle orecchie.
E’ Daisuke. E’ rimasto qua ad aspettarmi per tutto questo tempo?
Apro la porta, sentendo che le mie gambe sono ancora annichilite per il lungo tempo che sono rimasto su quel freddo pavimento.
Mi ritrovo puntati gli occhi di Die, che esprimono un misto di rassegnazione e preoccupazione.
Ora che ci penso l’ho già visto con questo sguardo... ma dove?
“Ma che cavolo stavi facendo là dentro?” Mi domanda prendendomi per le spalle e scuotendomi dolcemente.
“Mi ero addormentato...” Pronuncio piano, facendo seguire uno sbadiglio per rafforzare la mia affermazione.
Non posso certo dirgli che era per farlo stare in pensiero.
“Addormentato?” Sgrana gli occhi, sconcertato, mettendosi poi a ridere.
Daisuke è davvero bello quando ride.
Credo di aver assunto una faccia con un sorriso idiota, perché lui alza un sopracciglio continuando a ridacchiare divertito.
“Perché mi guardi così?” Si avvicina pericolosamente, sempre stringendomi le spalle.
“Sono così bello?” Me lo sussurra sulla pelle, per poi allontanare il suo viso per continuare a fissarmi dritto negli occhi.
“Sì...” Sono completamente inebetito e stanco che nemmeno mi accorgo di quello che dico, e forse non me ne importa nemmeno poi molto.
Lui inizialmente rimane immobile, ma sul suo viso c’è un ombra di un sorriso che ben presto si trasforma in un riso scatenato.
“Sei talmente serio che mi ci hai quasi fatto credere.”
Veramente io non scherzavo. Penso sbuffando.
Continuo a guardarlo, anche quando mi afferra una mano e mi trascina verso i divanetti.
Mi siedo e lui tira fuori un pezzo di ovatta imbevuta dal disinfettante.
Comincia a passarmelo sulle ferite, e brucia terribilmente.
Stringo un po’ i pugni e lui notandolo si blocca.
“Scusa, è che non ho molta esperienza in queste cose.” Ha sul volto un sorriso così gentile che in questo momento gli perdonerei qualunque cosa.
“Allora potevi lasciar perdere.” Ma ovviamente dico sempre la cosa sbagliata.
Lui alza lo sguardo, per poi riabbassarlo immediatamente.
Velocemente si avvicina al mio petto, scansando l’accappatoio e ricoprendo di piccoli baci le ferite non ancora umide di tintura.
E’ stata una movenza così veloce che all’inizio non me ne rendo neppure conto, lasciandolo fare per qualche secondo.
Ma appena connetto che quello è proprio Daisuke, cerco di respingerlo.
Appena scanso il suo volto, si blocca e rimane irrigidito nella sua posizione per qualche attimo.
Si alza borbottando un bassissimo “Scusa” senza nemmeno guardarmi.
Afferra la sua giacca, apre la porta ed esce.

Ed io rimango lì, imbambolato, con le mani sul cuore che non accenna a smettere di battere così forte.
Ma che diavolo gli è preso?

+ + +

Mi sveglio nel letto disfatto, la testa confusa, non ricordo nemmeno con chi ho passato questa notte, ma comunque sono certo che la persona in merito si sia già dileguata.
Beh, tocca pure andare avanti in qualche modo.
E questo è il mio.

Dopo quel giorno sono stato un fascio di nervi costante, ma grazie al cielo non ho più avuto bisogno di vedere la band, e quindi nemmeno Die.
Abbiamo avuto un periodo di riposo.
E io odio le ferie, mi fanno riflettere più di quanto non vorrei, ma nonostante questo non ho trovato nessuna motivazione al gesto di Daisuke.

Mi butto sotto la doccia, reclino la testa e lascio che il getto d’acqua mi faccia scordare tutto.
O almeno lo vorrei...
Ho un pensiero orribile in testa da un paio di giorni.
E se Die volesse lasciare la band? Io cosa potrei fare?
Suona il citofono, facendo in modo che io non possa rispondere alla mia domanda retorica.
Meglio così.
Guardo nell’apparecchio video scoprendo che non è altro che Toshiya; ma poi osservo meglio e là dietro ci sono anche Kaoru, Shinya e Daisuke...
Oh merda!!
Mi metto qualcosa addosso e quando arrivano alla porta non so perché, ma la mia mano si muove verso la maniglia facendola scattare.
Tochi con la sua esuberanza fa il suo ingresso in scena, seguito da Shinya che sorride in modo dolce come suo solito e da Kaoru che sta scherzando con Die (sicuramente sul mio abbigliamento).
Lui è l’ultimo ad entrare, non mi guarda nemmeno mentre pronuncia un neutro “Ciao”.
Ma io non mi comporto certo meglio, non lo saluto neanche.
Sembra non farci caso, ma poi Totchi con la sua solita finezza peggiora ancora di più le cose.
“Ehy Kyo... ma che stanotte ti sei scopato una squadra intera di baseball??!!” Si volta sbalordito verso di me, con una faccia da idiota completo, mentre Shinya e Kao cominciano a ridere rumorosamente, senza risparmiarsi una serie di commenti molto poco fini.
Lui ovviamente non dice nulla, sorride appena, mentre si dirige in cucina per posare una cassa di birre, a cui nemmeno avevo fatto caso.
“Allora come stai?” E’ ancora Toshimasa a parlare, mettendomi un braccio attorno alle spalle con fare amichevole.
Però adesso vorrei solo spaccargli la faccia. Vorrei poterli cacciare via tutti e mettermi a riposare tranquillamente nel mio letto.
Ma ovviamente non lo faccio, ho già incrinato pericolosamente la situazione del nostro gruppo, sfasciarlo del tutto non mi pare proprio il caso.
“Come mai questa improvvisata?” Ma mi mantengo comunque fedele al mio stato d’animo, e un po’ brusco mi allontano dal nostro bassista per andarmi ad appoggiare al muro.
“Ma allora è vero che hai qualcosa che non và?” Shinya è proprio una persona seria (almeno rispetto agli altri), mi guarda con un espressione tanto protettiva che mi andrebbe di raccontargli tutto.
Logicamente non lo farò mai.
“No, io sto benissimo, sono solo molto stanco.” Sospiro rumorosamente sperando di convincerli il prima possibile.
“E ci credo!!” Totchi si volta verso il letto ancora sfatto (effettivamente questa me la sono cercata).
Per seguire il suo sguardo faccio caso solo ora che Die è uscito dalla cucina, ma è rimasto un po’ in disparte, osserva anche lui il letto, la sua espressione è quasi affranta... o è un impressione?
“Ehy Dai-chan tu non dici nulla?” Giuro che prima o poi te li raddrizzo io quei denti maledetto Totchi!!
“E cosa dovrei dire?” Si gratta un po’ la nuca guardandosi intorno con un aria da sufficienza che mi da terribilmente fastidio.
Ti ricordo che sei stato te a baciarmi l’altro giorno... dovresti ingelosirti almeno un po’ no?
Ma a che cavolo sto pensando? Neanche me l’ha dato un bacio...
No non era questo che volevo dire... mmh...

Squilla un cellulare... sperando che sia il mio...
Invece vedo Die schizzare fuori dalla stanza e rispondere agitatissimo.
“Che succede?” Chiedo piuttosto curioso, ma gli altri scrollano le spalle non sapendo nulla.
Mi sforzo di ascoltare, ma con la voce logorroica di Toshimasa che continua a chiacchierare è quasi impossibile.

Ma aspetta, perché me la prendo in questo modo?
Lo sento ridere.
Ma con chi cavolo sta conversando?

“Scusate, io ora devo andare.” E’ Die a parlare, mentre si sistema la giacca sulle spalle.
“Ma che è successo?” Bravo Kao!!
“Nulla... le solite cose.” E sorride felice.
Che cavolo intende con solite cose? Sembra che Kao, come anche gli altri abbiano capito, perchè solo io ne sono rimasto fuori?

Ecco che ritornano i dolori lancinanti allo stomaco... mi sento male.
Die sta per lasciare la mia casa, ed ho come la sensazione che sia per sempre. Chiude la porta. Il rumore secco mi fa quasi risvegliare.

Lo odio.

Eccoci qui, ancora dopo settimane, senza idee per la testa a cercare di comporre un brano, di cui non sentiamo l’ispirazione. O almeno per me.
La mia mente è talmente piena d’altro, che vorrei sprofondare la testa sottoterra come uno struzzo, e lasciarla lì per moltissimo tempo.

“Da quando si portano le visite al lavoro?” Il mio tono è eccessivamente ironico, e strano a dirsi è destinato a Die, il quale non afferra minimamente la provocazione.
Continua a parlare fittamente con una ragazza (mai vista prima), che ultimamente viene spesso a trovarlo allo studio.
Almeno ho scoperto quali fossero queste sue ‘solite cose’.

Mi sto praticamente consumando a mozzichi questa maledetta e inutile penna che si trova tra le mie mani.
Basta!! Concentrati...
Alzo ancora una volta il viso verso quei due, e noto finalmente che si stanno salutando.
Die si appresta a scusarsi con tutti, e nessuno ha nulla da ridire, per cui me ne rimarrò in silenzio anch’io.
Comunque alla fine anche con la sua presenza non si risolve nulla.
Nonostante sia così felice da contagiare gli altri.
Sono ormai giunto alla conclusione che quella era sicuramente la sua ragazza.
Ma allora perché si è comportato così quel giorno?
Che abbia male interpretato io le sue intenzioni?

Sono davvero stanco.
E finalmente ce ne torniamo a casa.
Un’altra giornata sprecata.

+ + +

Squilla il telefono.
Continua a suonare.
Che rumore insopportabile. Lo so che mi devo alzare, quindi smettila.
Afferro la cornetta e nemmeno ho il tempo di rispondere che un eccitatissimo Kaoru mi dice che hanno finalmente trovato una musica adatta e me la vorrebbero far ascoltare al più presto, e qualcos’altro sul fatto del perché non sia andato alle prove [NdF: scusate sinceramente non so se si crei prima la musica o il testo].
A quanto vedo dall’ora nell’orologio non mi sono riuscito ad alzare.
E sembra che senza di me, siano stati in grado di comporre qualcosa.
Che sia diventato un peso morto?

Apro la porta scorrevole dello studio, da dove sento giungere una musica dolce e melodica, molto diversa dal resto delle altre nostre canzoni, che esplode in un assolo improvviso.

E’ Die che suona e che l’ha composta.
Non so come, ma lo capisco all’istante.
E’ davvero bella.

Appena entro si blocca, e solo ora noto che non c’è più nessuno.
Siamo soli, e mi sta osservando.

“L’ho realizzata per te.”
Che?
Parla così a bassa voce, mentre posa lo strumento dandomi la schiena, che sinceramente non so se quello che abbia appena sentito sia solo il frutto di una fantasticheria.
Quindi non rispondo.
Si volta e si avvicina a me.
E ora? Avrò ancora la forza di rifiutarlo?
Stringo i pugni, come se dovessi affrontare una battaglia quasi impossibile da superare.
Ma lui mi passa accanto, sfiorandomi appena una spalla con la mano.

“Dai-kun?” Sento una voce di donna, la sua risata e la porta chiudersi alle mie spalle.

Mi getto a terra.
Vorrei solo piangere.
E senza accorgermene, lo sto già facendo.

+ + +

Il sogno è tornato.
Ed anche se ancora non riesco a ricordare di cosa si tratti, sono convinto che questa notte l’abbia fatto di nuovo.
Lo so, perché il peso allo stomaco è angosciante.

Mi sono dato malato, l’altro ieri, ieri e sicuramente lo farò anche oggi.
Come un perdente continuerò a fuggire con la coda tra le gambe.
Ma non brucia più. Non importa più, vero?

Ho ripreso a ferirmi, non lievemente come ai concerti.
Fa male, sì. Ma và bene anche questo.
Mi trascino fuori dal letto, dove sono rimasto per quasi due giorni.
Non ho voglia di fare nulla, solo di continuare a dormire in questo tepore rassicurante.

Afferro tra le mani il cd che mi ha spedito Kaoru, e lo inserisco nel lettore, cominciando ad ascoltare l’unica traccia presente.
L’ascolto ripetutamente, finché come al solito non scatta la scintilla.
Comincio a scrivere velocemente le parole che ho in testa, senza pensarci troppo sopra.
Dando libero sfogo alle emozioni che provo.

E’ così che è nata Undecided.
Se Die ha composto la musica per me, io gli dedicherò questo testo.

due persone che si sono voltate le spalle a vicenda non hanno alcun luogo dove andare
non riescono nemmeno a sentire il rumore della pioggia martellante
voltandosi la schiena a vicenda, camminano e in direzione del luogo verso cui vanno
le loro impronte svaniscono, una dopo l'altra

[...]

mi trasformi in un ricordo e ti tuffi in un nuovo oceano
dal profondo del mio cuore ti auguro felicità
c'è la felicità, oltre le lacrime
ma tu non ci sei, oltre le lacrime


(NdF: grazie a Subliminal Vision per la traduzione)

Dopo averla composta, è come se tutti i pensieri che offuscavano la mia mente prendessero forma, o meglio si ridisponessero in modo tale da non provocare più dolore.
Non dico di stare bene, ma riesco finalmente ad accorgermi, che tutto ciò che è successo in questi giorni è stato a causa della mia passività.
Io non amo Die.
Eppure adesso la sua presenza qui accanto a me renderebbe questa vita meno dura da sopportare.
Ma adesso è tardi.
Lui non ha più bisogno di me, e forse non ne lo ha mai avuto.
Dopotutto sono solo un fottutissimo stronzo che continua ad andare avanti a forza di pensieri insensati.
Tutte queste paranoie sono nate da un evento impercettibile.
Se ci fossi finito a letto, ora come starei?
Guardo l’ora sull’orologio del comodino. 13:57.
Ecco perché avevo fame.

Ma alla fine una persona come me, che si infligge ferite sia fisiche che mentali, perché dovrebbe avere ancora il bisogno di mangiare?
Quindi non mi alzo, rimango sulla sedia ad osservare il testo appena scritto, cominciando ad intonarlo, ma già a metà brano non riesco più a distinguere nulla, vedo tutto sfocato, e non riesco a capire se è l’effetto delle lacrime che stanno scendendo copiosamente dai miei occhi, o il senso di nausea che imperversa.

I giorni vanno avanti anche in questo modo.
Ormai l’ho imparato.

Non riesco a svegliarmi.
Non capisco nemmeno quanto tempo sia passato.
E’ come se le mie palpebre fossero state incollate tra loro.
Mi sento così stanco... sarà la mancanza di cibo, o i tagli che puntualmente mi infliggo?
Con enorme fatica riesco a guardarmi intorno, gli occhi bruciano terribilmente, avrò pianto anche nel sonno?
Mi ritrovo sul letto, la testa completamente annebbiata.
La mia mano è stretta a qualcosa di imprecisato.
E’ caldo, mi trasmette un senso di benessere.
Che dura veramente poco.
Quando mi volto per vedere cosa sia, trovo una testa rosso fuoco stesa accanto alle nostre mani intrecciate.
Daisuke.

Ho un attimo di smarrimento mentale.
Non mi sembra di ricordare nulla che possa essere successo tra di noi ieri sera.
Non lo vedo da giorni.
Allora come mai è qui? E come ha fatto ad entrare?

Mi sporgo verso di lui, che è seduto su una sedia accanto al letto, mentre con il capo si è accasciato sul mio cuscino.
Ha il musetto imbronciato.
E’ quasi carino. Mi viene da ridere.
Comincia a mugugnare qualcosa nel sonno, frasi sconnesse e poi alla fine il mio nome.
E’ quasi un urlo.
Sta sognando me?
Die fa spesso degli incubi, ce l’ha rivelato tempo fa, ma non sopporto assolutamente che questi siano provocati a causa mia.
Solo ora faccio caso che le ferite sulle mie braccia sono state medicate e fasciate, sicuramente da lui.
Mi vergogno terribilmente, vorrei quasi nascondermi, però altrettanto vorrei parlare con lui, averlo al mio fianco, sempre come ora.
Ma non voglio svegliarlo, quindi mi avvicino, espirando il suo profumo e accoccolandomi contro la sua testa.
Mi addormento ancora.

Apro gli occhi, il senso di serenità è svanito.
Che io abbia sognato tutto?
Ma sento un odorino piacevole provenire dalla cucina.
Forse no.

“Kyo.” Una voce atona mi fa rizzare sul letto, così velocemente che la mia testa inizia a roteare.
Sento le sue mani strette contro le mie braccia.
Si è precipitato ancora una volta da me.
Siccome ho la frangia sugli occhi, e non ho assolutamente il coraggio di alzare la testa, rimaniamo così per un po’, finché non mi avvicino al suo petto.
“Scusami.” Sento stringermi contro il suo corpo con una dolcezza infinita.
Le sue mani mi accarezzano delicatamente i capelli, mentre poggia il suo capo sul mio.

“Quel testo...” si blocca. Sia la sua voce che le sue mani. Si discosta piano da me, e mi osserva.
Solo ora faccio caso che ha gli occhi arrossati.
Che abbia pianto anche lui?
Per me?
Forse è pretendere troppo, ma lo vorrei davvero, anche se è una cosa sgradevole da pensare.
Abbassa lo sguardo, mangiucchiandosi un po’ le labbra.
Sicuramente non sa come iniziare a parlarmi.
E ultimamente non è che gliene abbia date molte di occasioni.
“...come stai?” Non è sicuramente quello che voleva dirmi, ma è già un passo avanti per chi non si parla da più di una settimana.
Ed io ancora non ho fatto nulla per migliorare la situazione, sono davvero una persona inutile.
“Come hai fatto ad entrare?” Come al solito il mio tono è duro, sono un idiota.
Se ora si alza e se ne va non avrò più nulla da obiettare.
E invece lui rimane lì, imperterrito a fissarmi.
“Ho letto il tuo testo... è davvero bello.” Sorride gentilmente.
Chi ha definito il sorriso di Daisuke sexy aveva pienamente ragione.
“Uh-uh... grazie” chino la testa di lato. Non riesco a guardarlo negli occhi.

“Ero preoccupato, mancavi da giorni, hai anche inserito la segreteria al cellulare e quando sono arrivato qui, il tuo portiere mi ha detto che non ti vedeva da giorni, l’unica cosa che mi rimaneva da fare quindi, era chiedere a lui una copia delle chiavi... fortunatamente ha accettato.”
Cosa?
Mi volto di scatto, incrociando subito i suoi occhi.
Sorride ancora.
Sento che le lacrime stanno per tornare.
“Gra...” Non ho il tempo di finire il mio insolito ringraziamento che lui mi appoggia una mano sulla spalla.
“Non c’è né bisogno. A proposito, vuoi mangiare?” Si alza dal letto, per andare in cucina, non avendo nemmeno tempo di rispondere.
Nonostante si comporti gentilmente con me, perché è così freddo?
Sono io a pretendere troppo, vero?

Mi avvio in cucina.
Lui è voltato e sta imprecando contro quella che lui definisce ‘la maledetta minestra.’
Credo si sia scottato, perché continua a urlare infuriato.
E’ divertente. Non vedevo Die così vivace da tanto tempo.
“A me non piace la minestra.” Ridacchio rallegrato, mentre vado ad abbracciarlo, appoggiandomi alla sua schiena.
Lo sento tendersi.
Si imbarazza ancora di più quando comincio a strofinare la mia guancia su di lui.
La cosa è quasi piacevole.
Fino a quando non squilla quel suo maledetto cellulare.
Che bisogno c’è che si sbrighi così tanto a rispondere?
“Aya-chan? Ora sto a casa di Kyo-kun, quindi oggi non potrò venire... scusami.” Chiude la comunicazione.
Penso che la larghezza dei miei occhi abbia raggiunto livelli stratosferici, quando lascio la presa attorno al suo corpo e scappo in camera.

“E’ la ragazza che veniva allo studio vero?”
Comincio a gridare per tutta casa come un ossesso, mentre lui mi corre dietro cercando di farmi calmare.
Gli lancio addosso tutto ciò che riesco ad afferrare.
Sembra che ho quasi assunto il ruolo dell’amante gelosa delle troppe telefonate da parte della moglie.
Mi faccio pena da solo.
Ma poi lo sento afferrarmi per una mano e affannato pronunciare uno “Scusami” mentre tiene la mia testa premuta contro il suo petto.

Sono così infuriato che comincio a colpirlo con una furia cieca.
“Stronzo... stronzo.” Sembra che è l’unica cosa che la mia bocca possa tirare fuori in questo momento.
Ho ripreso a piangere.
Tengo gli occhi chiusi, fin quando lui non inizia a parlare.

“Lei è la mia ragazza, è vero. Le voglio dannatamente bene, ma non sarà mai paragonabile a quello che provo per te Kyo... pensi che io non abbia pianto per te in questi giorni? Non mi salutavi, non ridevi e addirittura non mi guardavi nemmeno più... sono stato male anch’io a causa tua. Quindi smettila di fare la sola e unica vittima.”

Mi lascia. Adesso non mi stringe più.
Vedo solo una macchia di colore muoversi verso la porta e sbatterla duramente.
Ha ragione, lo so.
E finalmente riesco a fare qualcosa di cui andare fiero.

Lo rincorro a perdifiato giù per le scale.
Lo cerco nell’enorme pianerottolo, spostando lo sguardo da una parte all’altra, non mi accorgo neppure della gente che ho intorno, e che inavvertitamente colpisco, finendo a terra.
Comincio a singhiozzare.

Quando lo vedo, qui davanti a me. Sta piangendo anche lui.
Mi prende in braccio, mi accarezza i capelli chiedendomi continuamente scusa.
Io non smetto di piangere mentre mi sento quasi una principessa tra le sue braccia.

Chissà se ora potremo riposare in pace.

+ + +

Abbiamo trascorso insieme la notte.
Mi ha trattato con una gentilezza infinita.
Niente sesso selvaggio, solo amore.
E forse era per questo che mi sento ancora imbarazzato.
Non ne sono abituato.

Quando mi ha portato in camera, mi ha posato sul letto con infinita grazia, nemmeno fossi un oggetto raro.
Ha iniziato piano a baciarmi il volto, asciugandomi le lacrime mentre ancora mi ripeteva scusa tra i singhiozzi.
Mi ha spogliato stendendomi sul letto, mentre io cercavo di svestire lui.
Finalmente potevamo scoprire reciprocamente il nostro piacere.
Poi si è adagiato accanto a me, nessuna fuga, è rimasto al mio fianco tutta la notte e avvicinandosi mi ha sussurrato un “Ti amo” imbarazzatissimo.
Io non ho avuto la forza di rispondere, ma spero lo abbia compreso lo stesso, intrecciando le mie dita alle sue, mi sono accostato al suo petto.

Finalmente passerò una notte tranquilla.
Ora non importa più nulla.

FINE?

NOTA
Ecco qui la mia prima fic sui Dir en Grey, me veramente felice! ^___^ E lo sarei ancora di più se mi diceste cosa ne pensate, scrivendomi un'e-mail.
Solo una raccomandazione: nell’oggetto scrivete qualcosa a riguardo della fic o dei DeG altrimenti vi potrei cestinare (ho troppi virus nel piccì ç.ç).
Grazie per essere arrivati alla fine...e a presto! (ghghgh u_u)